Papa Francesco, in una delle sue ultime omelie, ha parlato della «pazienza». «La pazienza – ha spiegato - non è rassegnazione, è un’altra cosa». Il Pontefice ha osservato ironicamente: «Sembra un invito a fare il fachiro», ma, in realtà, è un invito a essere pazienti, cioè saggi.

Dobbiamo far tesoro di questa preziosa indicazione, perché nel mondo di oggi, dove tutto deve essere veloce, immediato, facile, credo sia importante essere “pazienti”, in particolar modo nel campo educativo.

 

Lo sport può essere un grande mezzo educativo, questo lo diciamo da sempre, ma quanta fatica quotidiana per ottenere a volte pochi risultati immediati, dobbiamo però essere tenaci e conviti che il nostro lavoro possa in futuro dare dei risultati positivi, questa a mio avviso è la “Speranza Educativa”.

Con questa speranza voglio farvi conoscere la storia straordinaria di un allenatore di una squadra giovanile CSI pubblicata sull’ Avvenire del 20 marzo 2014.

Ecco al storia di Giuseppe allenatore come tanti di voi di una squadra giovanile:

«Sono 3 anni che trascorro il mio tempo libero in mezzo ai bambini che giocano a calcio. C’è chi gioca, chi ci prova, chi semplicemente sta nel campo aspettando che la palla passi dalle sue parti per tirare un calcio e dare un senso al suo allenamento. Ne ho viste di tutti i colori: ho visto portieri salutare la mamma, ignari del fatto che la palla stesse carambolando lentamente in porta, ho visto difensori schierarsi alle spalle della porta. Ho visto rincorrere la palla oltre la linea laterale, portieri voler fare gli attaccanti e centravanti che hanno insistito per fare i portieri. Ho incontrato bambini che non volevano andare in panchina; altri che non volevano andare in campo. Ho visto bambini che tifano contemporaneamente Juve, Inter e Milan e portieri che volevano sfilarsi i guanti perché faceva caldo. Un bambino che voleva partecipare all’allenamento mentre il papà non voleva. Ho visto il contrario. Non ho mai visto un bambino “scarso”. Sono sempre più convinto che la “scarsezza” non appartenga al mondo dei bambini. A loro è concesso tutto anche di definire “scarso” un proprio compagno o un avversario. Agli adulti questa concessione non può essere fatta. Lo so, non tutti i bambini sono abili allo stesso modo nel calcio. C’è chi è più abile a scuola, chi in piscina, e chi non vuole mostrare le proprie capacità agli altri. C’è chi conosce il rispetto per il prossimo, chi è abile nel tirar diritto nonostante qualcuno abbia tracciato per lui una strada tortuosa. C’è chi è capace di tirarsi indietro quando si accorge di non essere accettato e chi, invece, insiste nella propria passione, anche se per gli altri non è un campione. E c’è chi è più abile degli altri a giocare a calcio. Gli allenatori lo sanno e i genitori lo vedono. Ma cosa c’è di più bello che vedere il proprio figlio soddisfatto e contento anche per aver preso parte a una gara pur senza toccare una palla? Cosa c’è di più commovente (e raro...) di un bimbo che gioisce di un gol del compagno come se fosse suo? Non ho mai allenato un bimbo “scarso”. Ho cercato sempre di scoprire il meglio di ogni bambino che mi viene affidato. Vedere come gli si illuminano gli occhi quando calcia un pallone in porta o la smorfia di fatica e la soddisfazione di un portiere che ha appena sventato un gol, mi fa pensare che i miei bimbi sono tutti campioni.Quando uno di loro mi abbraccia nel bel mezzo dell’allenamento, apparentemente senza motivo, e mi stringe come se volesse ringraziarmi di averlo fatto sentire importante, anche per 5 minuti, fa illuminare anche i miei occhi e mi fa pensare che nessuno dei miei bimbi è “scarso”. Anche se riescono a non sporcarsi in un campo infangato, anche se lo scatto più veloce se lo riservano per correre negli spogliatoi a fine partita. Anche se in campo dovessero perdere tutte le partite».

 

Mi rendo perfettamente conto che la storia di Giuseppe è un caso raro nel mondo sportivo.

Ma sappiate che noi del CSI siamo “Pazienti”.

Siamo convinti che il nostro compito sia quello di formare si dei bravi sportivi, ma in particolar modo delle

“Brave persone”, e fare in modo che al servizio dei nostri giovani ci siano sempre più allenatori/educatori

come Giuseppe.

Questa è “speranza educativa”………

Mauro Tomatis

Gradimento


arbitro-ok

Per le Società che a fine gara intendono pronunciare un parere sia positivo sia negativo, sull’arbitraggio ricevuto, da oggi è possibile attraverso la compilazione della seguente scheda di gradimento arbitrale, esprimere una propria opinione in forma ufficiale che a tutti gli effetti sostituisce in via definitiva le mail e le telefonate che i dirigenti e gli atleti tenevano con la segreteria, in relazione agli arbitraggi ricevuti.

Gradimento arbitrale espresso per il calcio “A11” “A7” “A5”

 

L'angolo del presidente

La speranza Educativa

Papa Francesco, in una delle sue ultime omelie, ha parlato della «pazienza». «La pazienza – ha spiegato - non è rassegnazione, è un’altra cosa». Il Pontefice ha osservato ironicamente: «Sembra un invito a fare il fachiro», ma, in realtà, è un invito a essere pazienti, cioè saggi.

Dobbiamo far tesoro di questa preziosa indicazione, perché nel mondo di oggi, dove tutto deve essere veloce, immediato, facile, credo sia importante essere “pazienti”, in particolar modo nel campo educativo.

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