La voce del Presidente 2020-06-17T10:32:15+02:00

Carissimi,

abbiamo sperato fino all’ultimo di poter riprendere i nostri campionati, ma questo non è stato possibile.

È arrivato il tempo di darvi l’ufficialità: la stagione sportiva 2019/2020

E’ UFFICIALMENTE CONCLUSA.

A fatica accetto questa situazione, ma mi rendo conto che il bene comune è senz’ombra di dubbio un valore che non può essere contrattabile rispetto agli egoismi personali. Ho vissuto questo tempo in simbiosi con la pubblicazione dei vari Decreti della Presidenza del Consiglio: un primo periodo dettato dalla grande “paura” di ammalarsi, con quella sensazione che ti paralizza e ti fa sentire impotente; un secondo periodo dettato da un mix di emozioni: speranza, fretta di riprendere, ma con ancora ben presente la paura di ammalarsi e di far ammalare le persone che ci circondano. Oggi sto vivendo un periodo di preparazione, attesa, di attenzione agli sviluppi in continuo cambiamento della ripartenza della nostra “nuova” vita. Mi sono state di grande aiuto le parole di Papa Francesco, con le quali ha indicato la via da percorrere: coraggio e pazienza.

Ma questa pandemia ha stravolto anche il modo di vedere lo sport moderno: quando nella seconda fase si è aperta la possibilità di praticare nuovamente attività sportiva, quasi tutto è diventato sport, anche la più piccola passeggiata. Attraverso questo esempio di visione dello sport, mi sono reso conto di quanto il CSI avesse già ben presente prima del lockdown la giusta ricetta e con quanto “coraggio” sostenesse che lo sport poteva essere contemporaneamente gioco, divertimento, esperienza educativa, amicizia, svago, valvola di sfogo (a volte un po’ esagerata) e soprattutto attività per tutti e di tutti.

Abbiamo avuto “pazienza”, ma doveva arrivare un minuscolo virus per farci capire questo e per fare finalmente tornare lo sport come era stato pensato alle sue origini, dove gioco e divertimento erano le anime principali del movimento, supportate da una grande passione. Credo che con la continuità del nostro pensiero questa partita della “ripartenza” della prossima stagione 2020/2021 la potremo vincere, ma per far questo sarà necessario il contributo di tutti.

Potrà sembrare che questo virus ci abbia battuto, ma io penso che il vero vincitore non sia quello che vince sempre, ma quello che cade, si ferma e ha la forza di rialzarsi per tornare a vincere. A tutti Voi chiedo di preparare le borse, lavare e stirare le divise, gonfiare i palloni e di essere preparati e non scoraggiati.

Vi assicuro che appena sarà possibile, naturalmente con le necessarie autorizzazioni e la massima sicurezza, saremo pronti a ripartire con il solito entusiasmo di chi vive lo sport con amore. Non sappiamo ancora con certezza quando, ma noi ci saremo e siamo sicuri anche Voi.

Questo è lo spirito che ci anima e che ci ha sempre contraddistinto, che fa della nostra associazione non solo un organismo organizzativo, ma un luogo dove si coltivano relazioni importanti, dove nascono nuove amicizie e dove lo sport aiuta a scoprire anche il senso della vita. Oggi più che mai, ne abbiamo tanto bisogno.

A presto!

Con l’affetto e l’amicizia di sempre.

Mauro Tomatis, presidente CSI Cuneo

 

Il ruolo dell’educatore o che dir si voglia, di un allenatore o animatore nella vita di un giovane è di assoluta importanza.
Deve essere una figura autorevole, comprensiva, capace di aiutare il giovane nel perseguimento dei propri sogni e delle proprie aspirazioni.
Deve gestire, istruire e indirizzare il ragazzo in crescita nel miglior modo possibile durante tutto il suo percorso verso la maturità. Una figura che deve necessariamente essere rispettata e mantenere un’autonomia di scelte che non devono penalizzare il giovane.
Negli ultimi anni, tuttavia, il non semplice periodo dell’adolescenza ha trasformato la figura degli allenatori/animatori che vivono in mezzo agli adolescenti: la loro figura è diventata sempre più quella dell’amicone, del migliore amico.
Credo sia necessario tornare ad una pedagogia più verticale, dove gli adolescenti stessi, ma anche le persone che di essi si occupano, pur avendo stesse domande hanno invece risposte differenti. Proprio perché diversi tra loro.
Chi ha un’età adulta non può stare in mezzo al mondo adolescenziale condividendone le sue inquietudini con un’adolescenza di ritorno.
Occorre invece far capire ai giovani la bellezza dell’essere adulto, del ruolo di chi educa, con testimonianze autentiche.
A mio avviso, negli ultimi anni, questa differenziazione, questo rispetto dei ruoli, non ha funzionato. Chi è grande, ossia l’educatore, non vuole riconoscere la propria età.
Come possiamo pensare che i giovani abbiano voglia di crescere e prendersi delle responsabilità e diventare finalmente “Grandi” se chi grande lo è veramente porta una testimonianza di ricerca ossessiva di un’eterna giovinezza….
Sono convinto che lo sport potrebbe intervenire nel sottolineare questo necessario distacco, soprattutto quello di squadra.
Le caratteristiche principali dello sport di squadra sono: avere un obbiettivo chiaro, un modo di giocare consapevole, ma soprattutto quello di avere dei ruoli ben definiti.
Senza questi requisiti non si riuscirà ad essere vincenti non solo tecnicamente ma anche nel campo associativo ed educativo.
Tutto questo comporta impegno, coerenza, “fatica”, ma può essere un giusto messaggio per gli adolescenti.
Credo profondamente che lo sport sia una metafora della vita e mi permetto di portare un esempio personale. Nell’ultimo periodo ho riscoperto la “fatica” della corsa, la bellezza del correre lunghe distanze. La corsa lunga e faticosa, per raggiungere la meta passo dopo passo, la continua sfida a migliorare di un millimetro la tua prestazione. La vita a volte è faticosa come una corsa, ma per raggiungere un obbiettivo è “bello” riscoprire come sia determinante il faticare.
Mauro Tomatis
Presidente Csi Cuneo