Carissimi amici,

con prudenza e sensibilità, il nostro Comitato ha deciso di seguire la strada della sospensione dell’attività di contatto in seguito all’entrata in vigore del nuovo DPCM del 18 ottobre, ma, di fronte alle azioni di alcuni EPS, e Federazioni e varie segnalazioni che ci sono pervenute dal mondo sportivo abbiamo percepito svariate interpretazioni del decreto

In effetti, il DPCM ammette la possibilità di svolgere gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra riconosciuti di interesse nazionale o regionale dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva…

In questo ambito, e credo sia evidente a tutti, rientrano pienamente i campionati nazionali del CSI, nonché le relative fasi provinciali. Non c’è alcun dubbio.

A tal proposito la Presidenza Nazionale CSI ha inviato in data 19 ottobre 2020 all’ufficio sport una lettera per avere chiarimenti sulla migliore interpretazione del decreto.

Rimaniamo quindi in attesa di una risposta ufficiale del Ministero. Qualora questa non arrivasse, allora la presidenza nazionale, valuterà insieme ai comitati provinciali come agire e, eventualmente, reagire, dando il via alla prosecuzione dei campionati nazionali.

Noi abbiamo a cuore la salute pubblica; però, quando leggiamo che si può frequentare una sala bingo, ma non un campo di calcio, iniziamo ad avere qualche preoccupazione che alla fine, ad essere dimenticati, siano i più fragili, i giovani sportivi e le giovani atlete, i dirigenti di base e gli allenatori appassionati, per logiche a cui nemmeno vogliamo pensare.

Vi assicuriamo che l’impegno del CSI sarà massimo a tutti i livelli: Nazionali, Regionali, Provinciali, perché lo sport di base possa essere ascoltato, affinché si trovi il modo di continuare a fare qualcosa, fossero anche solo forme di allenamento o simili. Dovremo però essere sempre responsabili, far sentire la nostra voce, ma rispettosi e attenti all’applicazione delle regole.

Ringrazio tutti Voi per la grande serietà e il grande lavoro con cui siete riusciti a far ripartire l’attività,

ma solo con l’impegno di tutti riusciremo a vincere questa difficile partita, noi ci siamo e siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità.

Un caro saluto a tutti voi.

A presto.

Mauro Tomatis – Presidente CSI di Cuneo

Il ruolo dell’educatore o che dir si voglia, di un allenatore o animatore nella vita di un giovane è di assoluta importanza.

Deve essere una figura autorevole, comprensiva, capace di aiutare il giovane nel perseguimento dei propri sogni e delle proprie aspirazioni.

Deve gestire, istruire e indirizzare il ragazzo in crescita nel miglior modo possibile durante tutto il suo percorso verso la maturità. Una figura che deve necessariamente essere rispettata e mantenere un’autonomia di scelte che non devono penalizzare il giovane.

Negli ultimi anni, tuttavia, il non semplice periodo dell’adolescenza ha trasformato la figura degli allenatori/animatori che vivono in mezzo agli adolescenti: la loro figura è diventata sempre più quella dell’amicone, del migliore amico.

Credo sia necessario tornare ad una pedagogia più verticale, dove gli adolescenti stessi, ma anche le persone che di essi si occupano, pur avendo stesse domande hanno invece risposte differenti. Proprio perché diversi tra loro.

Chi ha un’età adulta non può stare in mezzo al mondo adolescenziale condividendone le sue inquietudini con un’adolescenza di ritorno.

Occorre invece far capire ai giovani la bellezza dell’essere adulto, del ruolo di chi educa, con testimonianze autentiche.

A mio avviso, negli ultimi anni, questa differenziazione, questo rispetto dei ruoli, non ha funzionato. Chi è grande, ossia l’educatore, non vuole riconoscere la propria età.

Come possiamo pensare che i giovani abbiano voglia di crescere e prendersi delle responsabilità e diventare finalmente “Grandi” se chi grande lo è veramente porta una testimonianza di ricerca ossessiva di un’eterna giovinezza….

Sono convinto che lo sport potrebbe intervenire nel sottolineare questo necessario distacco, soprattutto quello di squadra.

Le caratteristiche principali dello sport di squadra sono: avere un obbiettivo chiaro, un modo di giocare consapevole, ma soprattutto quello di avere dei ruoli ben definiti.

Senza questi requisiti non si riuscirà ad essere vincenti non solo tecnicamente ma anche nel campo associativo ed educativo.

Tutto questo comporta impegno, coerenza, “fatica”, ma può essere un giusto messaggio per gli adolescenti.

Credo profondamente che lo sport sia una metafora della vita e mi permetto di portare un esempio personale. Nell’ultimo periodo ho riscoperto la “fatica” della corsa, la bellezza del correre lunghe distanze. La corsa lunga e faticosa, per raggiungere la meta passo dopo passo, la continua sfida a migliorare di un millimetro la tua prestazione. La vita a volte è faticosa come una corsa, ma per raggiungere un obbiettivo è “bello” riscoprire come sia determinante il faticare.

Mauro Tomatis

Presidente Csi Cuneo